Escobar di Andrea Di Stefano [Usa, 2014]

Tutti gli imperi sono creati con il sangue e con il fuoco

 Il cinema è come una donna costantemente soggiogata dal fascino del cattivo ragazzo. Il bad boy che, self-made man, conquista il successo sotto il piombo ed il terrore. La cinematografia mondiale comprende un elenco lunghissimo di film con protagonista un criminale di fantasia o realmente esistito. A cavallo fra la prima e la seconda stagione di quel riuscitissimo prodotto seriale che è stato Narcos, tratteggiante le vicedende (romanzate) di Pablo Escobar, ecco arrivare una produzione franco-yankee con al timone un attore italiano alla sua opera prima (Andrea Di Stefano) che utilizza sempre quella figura iconica per raccontare una storia che interseca la figura dello spietato narcotrafficante alle vicende di un aitante giovane canadese giunto in Colombia alla ricerca del paradiso perduto.

La trama
Nick (Josh Hutcherson), giovane e belloccio canadese con appicciato addosso il sogno di trovare il proprio posto nel mondo, sceglie assieme al fratello ed alla di lui consorte, una Colombia di fine anni ’80 alla quale, di incontaminato, sono rimaste solo le spiagge. Per il resto è la malavita ed il narcotraffico a reggere le sorti ed i destini di tutti, dal popolo indigente nutrito a promesse di riscatto sociale alla politica foraggiata coi soldi del narcotraffico. In questo quadro desolante e sconfortante ecco Nick trovare l’amore che spariglia il tutto. L’incantevole Maria lo introduce nella sua grande famiglia, guidata da uno zio che per il quale la gentenutre una devozione che non riservano neppure al Papa. Il nome di questo santo laico  è Pablo Escobar Gaviria (Benicio del Toro), imperatore e despota di una Colombia alla mercè delle sue mire.

Giudizio
Il film di Di Stefano non è, e non vuole essere, una agiografia romanzata modello Narcos, più che altro pare voler mettere al centro della scena (e del pericolo) un essere umano qualunque, nutrito con ideali di pace e mostrare come questi possa, finendo nel mezzo del clan dell’uomo più pericoloso del mondo, lambire e poi toccare l’orrore che voleva rifuggere. Non ci sono substrati storici in questa vicenda, c’è però la fotografia di un uomo affascinante e spietato, pronto e recidere qualunque legame che non sia quello con sua moglie ed i suoi figli. Sull’altare del potere tutti sono sacrificabili. Se il film, per la prima parte, pare perdersi dietro ad uno stile troppo manieristico, è nella seconda, quando si inizia a giocare a carte scoperte, che da il meglio di sé, posizionandosi dinanzi agli uomini ed alle cose, osservando più che infilandocisi dentro. E’ il torbido nel quale Nick cade che rende il film degno di essere guardato. E’ una buona pellicola questo Escobar, nulla di folgorante ma certamente qualcosa di molto distante da tantissimo cinema nostrano arrovellato su una commedia nella quale tutti, da Aosta a Lecce, parlano il romanesco. 

Marcello Papaleo

2 pensieri su “Escobar di Andrea Di Stefano [Usa, 2014]

  1. come al solito sei di una precisione assoluta! per il romanesco italico sono in accordo con te!
    Un abbraccio

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