Docufilm- Messi – Storia di un campione di Álex de la Iglesia [Spagna, 2014]

I calciatori sono oggi quanto di più vicino alle divinità, seguiti ed inseguiti in ogni dove, dallo stadio al campo di allenamento, sui social come sulle riviste. Dal migliore di tutti al normalissimo bomber di provincia, con le dovute proporzioni. A seguito di questa isteria collettiva, che mai ha smesso di propagarsi dall’alba del calcio sino ai nostri giorni, ecco che oggi le maggiori stelle del football mondiale arrivano ad vedersi realizzato o autoprodursi nei casi più gravi di egocentrismo (vero Ibra?), il loro docufilm. Una sorta di agiografia, che a ritroso scava (o vorrebbe farlo) alle origini del campione. Qualcosa di completamente difforme da quanto accadde nel 2000 con Best, la pellicola di finzione ove si misero in scena vita, opere, sbronze e chi più ne ha più ne metta del geniaccio di Belfast. Messi – Storia di un campione ripercorre la vita e le opere del più grande giocatore del mondo attraverso le parole di amici, conoscenti, compagni, campioni del passato, allenatori che, seduti al ristorante, paiono essersi riuniti per una serata con un solo argomento comune. La Pulce di Rosario è sviscerata e raccontata in tutto e per tutto, attraverso messe in scena di episodi di vita vissuta e ripresa dalle parole degli astanti, il tutto intramezzato dalle immagini in super 8 dei primi ‘miracoli’ calcistici di questo fenomeno assoluto.

Giudizio

Cosa resta, cosa mi resta, di questa visione su Netflix? Qualcosa che potrebbe paragonarsi ad un sorso di Crodino quando eri uscito aspettandoti di sorseggiare uno spritz, il docufilm scorre piacevole ma senza squilli, basandosi sulla sceneggiatura tratteggiata da Jorge Valdano (ex campione argentino, campione del mondo 1986 accanto a Maradona) e con l’evidente problema di dover portare il compito a casa dovendo fare a meno di lui: Messi. Lo vediamo nei video d’epoca, lo rivediamo nei bimbi e ragazzi che lo interpretano nel corso della pellicola, lo tocchiamo attraverso le parole di tutti coloro sono stati chiamati a parlarne ma la sua assenza pesa, infine, nella resa. Probabilmente la storia di Messi o la sua natura non è maledetta e sfrenata come quella dell’altro diez a cui tutti lo hanno sempre paragonato (per i duri di comprendonio, sto parlando di Maradona) e neppure è egocentrica e sfarzosa quanto quella della sua nemesi, il portoghese Cristiano Ronaldo, ma trovo che in mano ad altri (es. Gianni Mina) sarebbe venuto qualcosa di decisamente migliore.

Marcello Papaleo

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