Serie TV: Marvel’s Iron Fist [Usa, 2017]

Netflix è quello strano oggetto che ha la capacità di gettarti a corpo morto su un divano, un letto od una seggiola e lascirti inerme alla mercè di uno dei migliaia di contenuti che ti mette a disposizione. Si rimane fondamentalmente impotenti dinanzi a cotanta abbonandanza. Il mio rapporto con il provider americano di contenuti on demand, al momento e prima di questa ultima visione, si era limitato alle 2 stagioni della serie, prodotta proprio da Netflix, Narcos, sulla vita ed opere di malaffare del narcotrafficante Pablo Escobar. Colpo di fulmine. Mi sono quindi ritrovato a guardare Iron Fist con addosso la piacevolezza di Narcos ed il ben poco appeal che su di me hanno i prodotti seriali legati ai fumetti. Quanto segue è ciò che ho visto e vissuto nel corso dei (troppi) 13 episodi della prima stagione. E’ infatti notizia di qualche giorno fa la conferma di una seconda serie.

Trama
Dopo essere dato per morto nel medesimo incidente aereo in cui sono scomparsi i suoi genitori, Danny Rand fa ritorno a New York City, determinato a riprendere il controllo dell’azienda di famiglia, che nel frattempo è gestita dai due figli del socio paterno, anch’egli morto per un male incurabile. Rientrato in azienda, dopo alcune iniziali peripezie, scopre che nella sua compagnia si è annidiata una pericolosa organizzazione criminale denominata La Mano. Danny palesa il suo desiderio di combattere il crimine grazie alla sua maestria nel kung-fu e all’abilità di evocare l’incredibile potere del Pugno d’acciaio.

Giudizio
I motivi per i quali boccio senza appello il prodotto seriale della Casa delle Idee sono molteplici, ma quello che potrebbe racchiuderli tutti è probabilmente l’approssimatività che permea quasi tutto: dalla recitazione costantemente sopra le righe, con un Danny Rand che all’inizio fa la parte del fesso convinto che dalle sue paturnie derivino i destini del mondo ed, in seguito, spalleggiato dal resto del consesso, vive in un eterno equilibrio fra un ‘ti spiezzo in due’ ed un ‘scusami non volevo’. Ho cercato in tutti i modi di tralasciare le minchiate di effetti speciali, sottacere di un tizio al quale una organizzazione criminale ha concesso di poter rinascere dalla morte (sempre che non gli taglino la testa però, Highlander qua ci sono tutti i crismi per un plagio) ed una lunghezza per episodio che non ha nessuna ragione d’essere (50′!). Insomma, per te Marcello Iron Fist finisce qui mi direbbe un Fabrizio Frizzi modello d’annata a Salsomaggiore Terme. E’ stato bello, ‘nzomma.

Marcello Papaleo

 

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