Me, myself and Enea – Il cinema di padre in figlio

Lecce, era l’estate del 2010, Piazza Sant’Oronzo. Il caldo soffocante dell’agosto salentino mi avvolgeva completamente. Cercai refrigerio in uno dei luoghi che maggiormente preferisco quando bazzico in qualunque città: le librerie. Lecce è casa, ne conosco gli anfratti, i segreti, ogni crepa o venatura scolpita sulla pietra leccese che ne caratterizza l’anima stessa.

Sono un uomo, un cinefilo incallito, un lettore onnivoro. Rabdomanticamente alla ricerca di un spunto che possa suggerirmi un nuovo libro da divorare. Ed eccolo, L’anno di noi due, un libro scritto da un critivo cinematografico, David Gilmour. Di cosa parla? E’ la storia, vera, del rapporto fra Gilmour padre e Jesse, suo figlio. 16 anni. Un giovane a cui non importa nulla della scuola, rassegnato a vedersi bocciare anno dopo anno, senza nessun progetto per il futuro. È così che il padre David, momentaneamente disoccupato, propone al figlio di lasciare la scuola, come desidera, in cambio della visione comune di almeno tre film a settimana. “La vita è un film” è la storia vera di questo patto. Un patto. Un educazione differente,  divertente ed audace, intrisa d’amore per il cinema, destinata a spaziare tra i temi e i generi più diversi (da “Quarto potere” a “Basic Instinct”, dai “Quattrocento colpi” a “Colazione da Tiffany”), costellata di gustosi aneddoti sul backstage dei film più famosi. E sorprendentemente capace di affrontare con leggerezza le grandi questioni della vita e di cogliere il senso del diventare adulti. Innamoramento. Vuoi che sono da sempre sensibile al rapporto speciale padre-figli e quindi eccomi uscire con quel volume. Inconsapevole che 15 mesi dopo padre lo sarei diventato davvero. 15 mesi dopo fra le mie braccia ecco Enea, mio figlio. Il mio tutto.

Ed è a lui ed alle visioni assieme, ora che è un poì più grandicello per venire al cinema con il suo papà, che dedico uno spazio sul mio blog.
Troveranno posto qui le recensioni dei “nostri” film assieme, molto più “scanzonate” delle solite e vissute più da padre che da cinefilo. Nutrite dall’effetto bellissimo che mi accompagna lungo tutto il corso di un film visto in sala con mio figlio. Il cinema, una passione da tramandare, fra noi due e chi verrà dopo di noi, chissà.

Marcello